La cultura contro la Camorra. Gennarino abbraccia Annalisa Durante

La cultura contro la Camorra. Gennarino abbraccia Annalisa Durante

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Nella Biblioteca a Forcella di Napoli dedicata ad Annalisa Durante, bambina innocente tragicamente uccisa durante uno scontro tra camorristi, presentazione del libro “Gennarino Di Gennaro e la scoperta delle trame tenebrose” con l’Autore Giovanni Fusco.

E’ un abbraccio simbolico il loro, per dare coraggio a tutte quelle persone che tutti i giorni lottano per la difesa della legalità, dei più deboli. delle vittime della criminalità organizzata che soprattutto nei momenti difficili della società sono sempre più indifesi.

La storia di Annalisa Durante diventa leggenda quando il 27 marzo 2004 durante uno scontro armato tra esponenti di clan rivali un proiettile stronca la sua giovane vita. Come ci racconta il sito “https://www.annalisadurante.it/”:
“L’evento scosse le coscienze di una larga parte della società civile, che non volle arrendersi alla violenza e alla sopraffazione. Su iniziativa di cittadini ed enti impegnati per la legalità nacque così l’Associazione Durante, al fine di mantenere viva la memoria di Annalisa e di promuovere, in suo nome, iniziative culturali e sociali per un riscatto morale e civile che da Forcella potesse propagarsi all’intera città di Napoli, ed oltre!
La giovane età di Annalisa invita, in particolare, a parlare al mondo dei più piccoli, proponendo loro modelli di educazione sociale e di cittadinanza attiva, che passano attraverso il gioco, la lettura e gli interessi che caratterizzavano la vita stessa di Annalisa Durante.
La “Biblioteca a porte aperte” attivata nello Spazio Comunale di piazza Forcella, lo “Spazio Bambini” riaperto dopo la prima esperienza della Ludoteca Annalisa Durante ed il progetto “ZONA NTL”, destinato ad attivare a Forcella un circuito virtuoso, culturale ed economico su “Napoli”, “Turismo” e “Legalità”, rappresentano i principali ambiti di intervento in cui opera l’Associazione. Inoltre, la Biblioteca Annalisa Durante è parte attiva del Patto locale per la lettura denominato “Reading Forcella”, partecipato da oltre 40 enti tra istituzioni, scuole, biblioteche, musei, editori, librerie, fondazioni, associazioni e pediatri operanti nel centro storico di Napoli, nonché membro fondatore della “Rete Forcella”, Patto di Comunità costituito tra enti ed associazioni del territorio per coinvolgere le famiglie in percorsi educativi e di cittadinanza attiva, finalizzati alla costruzione di una comunità educante e responsabile.”

In questo luogo così particolare e simbolico si è svolta una presentazione di un personaggio come Gennarino Di Gennaro, un dodicenne che a fronte della scoperta di “doni particolari”, utilizza i suoi misteriosi poteri contro i bulli, i delinquenti, la Camorra e i politici corrotti. 

Ci racconta Giovanni Fusco, Autore del libro: “Può la presentazione d’un libro trasformarsi in un momento magico di Poesia? E’ successo ieri durante presentazione di Gennarino alla biblioteca dedicata ad Annalisa Durante sita in Forcella. Un momento in cui si riscopre la malia d’una città misterica; quella nascosta in ogni persona e che spesso si nasconde per paura; quella che sarebbe potuta germogliare in una ragazzina stroncata dalle belve della violenza e della camorra e che è rivissuta in un momento empatico grazie a Piero Antonio Toma, al Sindaco e all’Assessore alle politiche sociali di Brusciano, all’Assessore all’ambiente di San Giorgio, grazie alle ragazzine di Forcella e ai giovani del Servizio Civile, grazie a Pino Perna, Anna Maria Cioffi a Lucia Silvestri, Luigi Scognamiglio. Grazie a tutti i presenti che hanno messo in campo i sentimenti più intimi, trasformando la presentazione d’un libro in una memoria poetica. Grazie.”

La nostra società ha bisogno di simboli positivi, che invitano al coraggio, alla valorizzazione di noi stessi, per la creazione di un mondo migliore, dove tragedie come quelle di Annalisa non devono più avvenire. 

La Napoli che tutti noi vogliamo scoprire, in una serata speciale

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Ci siamo sbagliati sulla setta di Pianesi & Co? Parliamone.

Ci siamo sbagliati sulla setta di Pianesi & Co? Parliamone.

setta

Gentile Direttore,.
Le scriviamo in riferimento all’articolo di Maurizio Fratta, pubblicato dal vostro giornale lo scorso mese, che riguarda la vicenda giudiziaria di Mario Pianesi e la sua setta macrobiotica. Mi rivolgo al suo giornale perché convinto che esso cerchi effettivamente il bene comune, per l’esempio di Enzo Rossi, e rifugga quindi la disinformazione, l’approssimazione e la propaganda. (NB: alla data attuale, nel numero di ottobre della rivista, non ci sono articoli di riferimento a questo nostro comunicato. Ci auguriamo che a novembre 2021 sia evidenziato nel giusto modo.)

Una realtà di strapotere, di sfruttamento, di mobbing e ignoranza

Il sig. Fratta vorrebbe porsi come osservatore terzo e quindi imparziale della vicenda giudiziaria di Mario Pianesi. Se lo fosse, rivelerebbe però un punto di vista alquanto superficiale su questa dolorosa e inquietante vicenda, perché non vuole considerare i molti elementi, alcuni fortunatamente resi di pubblico dominio da TV e giornali, che mostrano come sotto la facciata di un’associazione che affermava di impegnarsi per la salute, l’alimentazione sana, l’agricoltura biologica, ecc. ecc. c’era una realtà di strapotere, di sfruttamento, di mobbing e ignoranza.

Perché il sig. Fratta pur a fronte dei molti indizi, non ha voluto chiedersi come fossero impostati i rapporti interni a questa associazione-setta? Che poteri si arrogasse il leader. Che concezione della donna promuovesse. Quale idea della cultura e dell’educazione. Se lo avesse fatto, se avesse voluto veramente capire questo fenomeno, avrebbe trovato un mondo di superstizione, di plagio e di straordinaria millantazione. Una concezione per cui il mondo è fatto di persone di serie A e di serie B, e i primi sono quelli che danno ragione e seguono in tutto il guru (o che momentaneamente gli sono utili finanziariamente o politicamente) e gli altri sono quelli che hanno dubbi su di lui o lo criticano o, anche involontariamente, dimostrano le sue clamorose contraddizioni. Come i malati che avevano la colpa di non guarire con i metodi di cura da lui ideati. Il sig. Fratta parla di “caduta di tutte le accuse” e del Pianesi come di una vittima degli interessi dell’agroindustria e delle case farmaceutiche.

Ma… e la condanna a un anno e otto mesi per violenza privata patteggiata dal Pianesi?

Ma… e la condanna a un anno e otto mesi per violenza privata patteggiata dal Pianesi?! Il guru che si presentava come il salvatore unico dell’umanità patteggia un anno e otto mesi per violenza privata… Avendo poi il fior fiore degli studi legali dalla sua parte. Evidentemente consigliato a farlo dai suoi avvocati, pur di non incorrere in ben più pesanti condanne. Senza tralasciare che questa scelta processuale in realtà ha scongiurato il pericolo di far testimoniare coloro che avevano denunciato tutto ciò che videro, vissero e patirono e tutti gli altri testimoni che avrebbero raccontato la realtà di UPM.
Gentile signor Fratta, ma di cosa stiamo parlando?

Una delle tante tristi storie dell’arroganza del potere e del denaro

In realtà la vicenda della setta macrobiotica, è una delle tante tristi storie dell’arroganza del potere e del denaro e apre un importante problema che ci si deve porre finché si è in tempo: è lecito che la diffusione dell’agricoltura biologica, dell’alimentazione sana, la ricerca di un modello alternativo neghino i diritti umani più elementari? Che siano basati sullo sfruttamento delle persone, sulla manipolazione delle informazioni? Sullo strapotere di guru che attribuiscono alla propria saliva o ad altro, uno straordinario potere taumaturgico? Sullo sfruttamento di persone in momenti critici della propria vita?

Leggere il libro-testimonianza di Mauro Garbuglia è uno strumento fondamentale di comprensione.

Non si venga a dire che molti che hanno anche occasionalmente frequentato quei centri o vi hanno lavorato non si sono accorti di niente. Evidentemente non hanno voluto vedere più a fondo, o occupavano posizioni comode e di rendita o marginali. Per chi volesse capire i documenti non mancano: basta visionare gli spezzoni di conferenze del Pianesi trasmessi da Chi l’ha visto e altri …  e chi protestasse che si tratta di spezzoni decontestualizzati, potrebbe visionare le intere registrazioni, le pubblicazioni. Potrebbe soprattutto confrontarsi con le decine e decine di vittime di quel sistema. Potrebbe leggere il libro-testimonianza di Mauro GarbugliaDentro la psico setta macrobiotica-Il libro segreto di Mario Pianesi” (Edizioni Nisroch).

Una versione confusa e intellettualmente disonesta della Macrobiotica

Chi onestamente volesse capire la portata delle teorie del Pianesi, dovrebbe esaminare attentamente i dati forniti, scoprirebbe un’opera di abile millantazione: le favole sul lago in Mongolia, sulle centinaia di migliaia di diabetici cubani guariti dalla dieta del Pianesi, e così via, collocando in luoghi lontani e difficilissimi da verificare i presunti grandi successi di questa che invece era una versione confusa e intellettualmente disonesta della Macrobiotica di George Ohsawa.
Qualcuno potrebbe dire “ma almeno così si sono creati centri dove si può mangiare bene!” Ma allora perché protestiamo se Chiquita o altre ditte sfruttano i bambini? Vorremo accettare una realtà in cui nei campi di agricoltura naturale, con i filari di alberi in mezzo, lavorano degli schiavi? Dittatori biologici?
La vera alternativa ha bisogno di scientificità, non di pressapochismo, di democrazia e non di principio di autorità, di razionalità e non di superstizione. Di rispetto della debolezza…

Evitare di far diventare il carnefice una vittima

Le persone che in questi anni hanno lavorato all’interno di questa setta, animate da una motivazione onesta, devono capire che se c’è una possibilità di ricostruire un percorso, questo può solo partire dal coraggio di fare i conti con questo passato oscuro attraverso una radicale autocritica. Da parte di tutti vi deve essere il confronto onesto con le vittime che hanno denunciato, il ripudio dell’approssimazione, del culto della personalità e  dei metodi di coercizione psicologica. Soprattutto bisogna evitare di far diventare il carnefice una vittima, per non compiere un doppio scempio che assomma ingiustizia a ingiustizia.

Per il Comitato delle Vittime di UPM
Mauro Garbuglia

Nuove interpretazioni del quadrato magico “Sator”

Nuove interpretazioni del quadrato magico “Sator”

Il quadrato del SATOR è la più famosa struttura palindroma che da secoli ha attratto gli studiosi, a causa del suo innegabile fascino. Si tratta, sostanzialmente, di una frase in lingua latina (SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS) che può essere letta in entrambi i sensi, come ve ne sono tante altre.

Immagine che rappresenta il quadro del Sator

In un primo momento si credette che fosse di origine medievale, ma poi successivamente si sono scoperte iscrizioni del periodo romano del I sec. e la più antica, in Siria del 260 a.C.
Di questo misterioso quadrato magico, se ne trovano diffusi in tutto l’impero romano: nella penisola italiana (da Pompei ad Aosta), in Francia, a Cirencester e Manchester (Inghilterra).
Questa iscrizione non è rappresentata solo nella forma quadrata. Ne troviamo di bellissimi anche circolari

Immagine che rappresenta un'iscrizione circolare

Addirittura anche in una particolare versione, a forma di pentalfa.

immagine che rappresenta un'iscrizione in versione pentalfa

Le scritte in forma di palindromo non sono esclusiva né dei latini (il Sator è un’iscrizione latina), né il Sator è l’unica diffusa nell’impero romano.
Un’altra scritta simile al SATOR, datata all’età di Adriano, si trova ad Ostia dietro le terme di Nettuno. Fu trovato nel 1963 dal prof. A.Petrucci, con un disegno scolpito della Roma quadrata, è presente anche a Pompei

Immagine che rappresenta un'incisione simile a Sator

Ne troviamo ad esempio nella tradizione cabalistica-ebraica. Uno in particolare, riportato da Abramelin nel suo trattato magico “La clavicola di Salomone”, è molto simile al Sator.

Immagine che rappresenta un'incisione della tradizione cabalistica-ebraica

Anche in Perù vi è un altro Quadrato e anche qui vi è una parola misteriosa, senza apparente significato, essa è UTUSI, comunque la traduzione sarebbe: “un pedicello che mangia l’UTUSI che si dimena è felicità”.

Immagine che rappresenta un'iscrizione della scritta UTUSI

Teniamo conto che la lingua quechua in cui è stato scritto è una lingua orale. Il quadrato sarebbe quindi stato composto, tramandato e compreso a mente.
Tornando al nostro SATOR, è difficile stabilire il significato letterale della frase composta dalle cinque parole, dal momento che il termine AREPO non è strettamente latino.

Immagine che rappresenta l'iscrizione SATOR

Ecco qui di seguito alcune delle interpretazioni principali:
1) Una interpretazione più semplice considera Arepo come nome proprio, da cui le diverse interpretazioni:
«Arepo, il seminatore, tiene con maestria l’aratro».
“Il Seminatore di un arepo mantiene con il suo lavoro il convento”[
«il Creatore delle terre tiene, cioè governa, le ruote celesti»
“Il seminatore decide i suoi lavori quotidiani, ma il tribunale supremo decide il suo destino”
“Il seminatore, tiene, la falce, le opere agricole, le ruote”.

2) Dopo il ritrovamento di Cirencester in Britannia si ipotizzò che il SATOR fosse una sorta di “crux dissimulata” in quanto si ritenne che fosse stato ideato in età imperiale (tra il II e il IV secolo) e che fosse utilizzato come segno di riconoscimento dai protocristiani, come l’àncora o il pesce, per sfuggire alle persecuzioni ponendo l’attenzione sulla croce formata dalle parole TENET oltretutto caratterizzate dalle “T” (tau greca).

Immagine che rappresenta la croce formata dalle parola TENET

3) Si pensò anche, che fosse una croce nascosta, cioè un modo degli antichi cristiani per venerare la croce, e inoltre, anagrammando le lettere, viene fuori la scritta PATERNOSTER. Dove, A e O finali simboleggerebbero le lettere alfa e omega, principio e fine di tutte le cose.

Immagine che rappresenta la croce formata dalle parole PATERNOSTER

4) Interpretazione Templare: la lettera T, alle estremità della croce formata dalla parola TENET, poteva essere interpretata come richiamo al simbolo del Tau, cioè della croce. si può notare anche che accanto ad ogni T ci sono sempre sia una A che una O.
Il collegamento con la croce dei Cavalieri Templari è immediato.
Le due parole TENET formano una croce a bracci uguali e congiungendo le A e le O con la N che sta al centro e tracciando il cerchio di raggio NA (o NO) si ottiene la famosa croix patté (Croce Patente) dei Cavalieri Templari.

Immagine che rappresenta la croce patente formata dalle parole sull'iscrizione

5) Interpretazione geometrica: Lo schema delle lettere che compongono il Sator può essere ricondotto a numeri e rapporti. Molti sono gli esempi di costruzioni edificate secondo le regole desunte dalla circolarizzazione del SATOR e questo sembra ricondurre il tutto alla descrizione che della Gerusalemme Celeste che ci viene tramandata dall’Apocalisse di Giovanni e dalle successive interpretazioni, come la pianta della ricostruzione immaginaria della Città Celeste.
Molti sono gli edifici che si rifanno in maniera pedissequa alla regola geometrica del SATOR; li ritroviamo a S.Stefano Rotondo e S.Giovanni in Laterano a Roma, nel Battistero di S.Giovanni in Firenze, e nella la Cappella Palatina di Aquisgrana.

Immagine che rappresenta la regola geometrica del SATOR

 

6) Interpretazione dell’Autore:

Secondo i miei studi sulle tradizioni iniziatiche, credo che l’esatta interpretazione letterale del Sator sia la seguente:

Chi semina (opera) sulla terra deve attenersi alle opere dei cicli cosmici
( Come in cielo così in terra …)

Invito i lettori ad approfondire il senso di questa frase, grazie ai miei testi “Platonopoli, la città dei Filosofi”, “Rendersi virtuoso. Il primo compito del lavoro”, entrambi editi da Nisroch edizioni.
L’importanza della comprensione degli insegnamenti dei Giganti del passato, Platone in primis, è la chiave di questo importante palindromo.

Alle origini di Nisroch: gli Apkallu e gli Annunaki

Alle origini di Nisroch: gli Apkallu e gli Annunaki

Immagine che rappresenta le semidivinità Apkallu

Gli Apkallu sono esseri semidivini, metà uomini e metà pesci o, nel periodo neoassiro, uomini-aquile, emersi dall’Apsû, l’abisso primordiale, inviati dal dio Enki (Ea in lingua accadica) per insegnare agli uomini i Me, ovvero le arti, i mestieri, il codice morale ed in generale i princìpi universali della civiltà.Apkallu sono chiamati anche i sette Saggi consiglieri dei re antidiluviani.
Erano sottoposti gerarchicamente agli Dei superiori, noti con il termine sumerico Anunna(ki), reso in accadico con Anunnakkū, o, occasionalmente con Anukkū o Enunnakkū.
In generale il nome indica o un gruppo consistente di divinità, sia celesti sia infere, o le sette divinità maggiori che decidono i destini, sia dei vivi che dei morti. Nel mito della discesa agli Inferi di Ištar, il termine è usato nel doppio senso, grandi dèi celesti e grandi dèi degli Inferi.
Nel mito di Nergal ed Ereškigal, così come in quello della discesa agli Inferi di Ištar, gli Annunaki appartengono al regno degli Inferi. Sono i grandi dèi degli Inferi che decidono i destini dopo la morte.
Sia gli Anunnaki che gli Apkallu sono esseri molto spesso raffigurati con le ali, e con due oggetti particolari: una specie di pigna (di solito tenuta con la mano destra), chiamata mulillu ed una cesta (sulla mano sinistra) chiamata banduddu.
Che cosa rappresentavano questi personaggi ?
Possiamo dire che raffiguravano esseri «superiori, divini, nobili di rango sacerdotale e regale», sicuramente vengono raffigurati con la funzione di proteggere «esseri o cose sacre» o di svolgere cerimonie purificatorie.

Immagine che rappresenta gli oggetti degli Apkallu e Annunaki cioè una pigna e una cesta

Nella targa di bronzo (neo assira) conservata al Museo del Louvre (vedi fig. sotto), possiamo notare due Apkallu con la funzione di proteggere un malato a letto. Gli Apkallu hanno la solita cesta (banduddu) nella mano sinistra. Alcuni studiosi suppongono che nel cestello sia presente una «miscela sacra» (acqua, olio, ecc…) e nella mano sinistra una sorta di «aspersorio» (il mulillu) e i due Apkallu potrebbero celebrare una sorta di rito di purificazione con la funzione di guarigione.

Immagine di una targa di bronzo che rappresenta gli Apkallu

Nella pannello (neo assiro 870 a.C.) conservato al Metropolitan Museum (vedi fig. sotto), possiamo notare sopra: due Umani in ginocchio con le mani aperte, quasi nel voler ricevere energia dall’albero sacro; sotto: due Apkallu sempre con la solita cesta (banduddu) nella mano sinistra e la pigna (il mulillu), che invece svolgono forse una sorta di rito purificatorio intorno all’albero sacro.

Immagine di un pannello che raffigura due Apkallu e due Umani

L’analogia con l’aspersorio utilizzato nelle cerimonie cristiane è un’ipotesi possibile.

Immagine che rappresenta un aspersorio

Un’altra ipotesi è che questi esseri divini o semidivini abbiano in mano semi di papavero oppiaceo, forse per favorire il contatto con il divino era necessaria una bevanda leggermente allucinogena, come poi avveniva nell’iniziazione ai misteri di Eleusi.

Immagine che rappresenta la semidivinità Apkallu

Le ceste ( banduddu) ritrovate nella cultura sumerica sono numerose.

Immagine che rappresenta le ceste delle divinità Apkallu e Annunaki

La cosa “curiosa” è che divinità celesti con ceste come il Banduddu non sono un esclusiva della Mesopotamia. Tantissime sono state ritrovate in sculture fenicie, etrusche, Messico (sia Tolteche che Olmeche), Perù, Indonesia, Bosnia, etc.

Immagine che rappresenta sculture con ceste Banduddu

Curiosi questi popoli antichi che molto prima della globalizzazione, “inventavano” Dei, strumenti sacri, leggende, molto simili, se non eguali, in secoli diversi e in luoghi lontanissimi.
Antichi: strana gente…

Fabrizio Bartoli

Nisroch

Nisroch

Immagine che raffigura la divinità Nisroch

Alcuni studiosi affermano che Nisroch era considerata una semi-divinità assira, rappresentata con la testa d’aquila o di avvoltoio. La sua effigie è rappresentata molto spesso sulle mura, spesso sembra essere un custode delle porte. Il professor Rawlinson, lo ha definito come “un genio compiacente di un dio” ( Four Great Empires, 2: 263).
La figura alata con la testa d’aquila è un classico tipo assiro di spirito magico protettivo, e un gran numero di tali figure decorava il palazzo. L’albero sacro era estremamente comune nelle sculture magiche del regno di Ashurnasirpal, e probabilmente rappresentava la fertilità della terra che l’essere magico stava proteggendo. Parpola (1993) ha affermato che tale essere aveva un grande significato esoterico nel pensiero religioso mesopotamico.

Il rilievo murale in calcare raffigurante un Genio dalla testa d’aquila indossa un mantello con lunghe nappe pendenti da esso sporge una tunica con frange, e ha due pugnali e una pietra per affilare nella cintura. Il cono nella sua mano destra è descritto nei testi assiri come un purificatore ed era presumibilmente immerso nel liquido del secchiello tenuto nella mano sinistra. Il rilievo, scolpito su gesso, custodiva un ingresso nella sala del trono di Ashurnasirpal II ( 883-859 a.C.) nel suo palazzo di Nimrud (antica Kalhu, capitale assira). La tradizione di proteggere gli ingressi degli edifici usando la magia era molto antica in Mesopotamia. La loro presunta forza magica spaventerebbe i demoni malvagi. Il genio alato raffigurante la figura di un uomo con le ali, può essere considerata la creatura soprannaturale nota come apkallu, semidivinatà inviata dagli Annunaki (esseri divini).

 

Fabrizio Bartoli